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Merenda sinoira

Anni luce prima del brunch, appena qualche ora dopo il pasto, una istituzione gastronomica piemontese ha mescolato, senza rivoluzioni, i criteri temporali del sedersi a tavola. La merenda sinoira ha regalato ai dizionari un favoloso ossimoro, agli stomaci famelici una merenda abbondante e a quelli impazienti una cena anticipata.Non ci si deve stupire se la merenda sinoira sia nata in Piemonte dove, per lunga e duratura tradizione, si cena alle sette e trenta. Un giorno, alle sei del pomeriggio, qualcuno con la pancia in subbuglio, deve avere barato sui tempi: “manca solo un’ora. Perché non ci sediamo a tavola”?E’ nato tutto così, con una signora in cucina che ha detto di sì, ma che ci si doveva accontentare di quello che c’era in dispensa.E giù, allora, tomini al verde e peperoni e acciughe, frittatine e uova in carpione, salumi, salami e formaggi.Li immaginiamo tutti seduti intorno ad una tovaglia a quadretti rossi nel cortile di una cascina. E una massaia, come quelle che abitano i sogni di certi gourmet, che porta in tavola vassoi colmi di sottaceti, funghi sott'olio, vitello tonnato e biove abbrustolite.Sulla tavola alcune caraffe. La merenda sinoira si accompagna con la barbera sfusa, leggermente mossa e possibilmente - inorridite pure – servita ad una temperatura fresca, tra il frigo e la cantina.Intanto il tempo passa, l’aria estiva si rinfresca e si scivola lievemente verso la cena. A quel punto, il genere umano si divide in due grandi specie, quelli che sanno di avere partecipato ad una merenda sinoira e abbandonano il desco e quelli che fanno finta di nulla e iniziano la cena.Per capire di che specie siete, dovreste battere le campagne alla ricerca, difficile e spietata, di quei locali che sapranno accontentare le vostre richieste, intuire al volo che se chiedete di “stuzzicare qualcosa”, non volete un crodino con due patatine ma avete negli occhi la luce di chi vuole qualcosa di più vero. Posti così sono preziosi e il cibo acquista sapore, diremmo fascino, quando li si trova per caso, di ritorno da una gita domenicale, e quando nasce una simpatia culinaria con i proprietari.Allora i posti che proponiamo non avranno le stesse suggestioni di quelli che avrete scoperto voi. Per dovere di cronaca, corriamo il rischio e ve li suggeriamo lo stesso.In alta Val di Lanzo, a Groscavallo, il Setugrino possiede un’ampia terrazza che fronteggia la montagna. Se chiederete di mangiare vi diranno che è troppo presto. Insistete. “Vedo che cosa posso fare”, risponderà una signora. Arriveranno splendidi cacciatorini, un discreto vitello tonnato, verdure grigliate, acciughe, peperoni al forno e ottimi formaggi, tra cui la superba Toma di Lanzo. Berrete barbera sfusa, naturalmente, e poi cercherete un albero sotto cui distendervi per aspettare la sera.A Calosso, invece, si fa merenda (sinoira) in una cantina di mattoni a vista che rinfresca lo spirito. In rapida successione, ottima insalata russa, lingua in salsa, robiola di Roccaverano, salumi monferrini, acciughe al verde, carne cruda all’albese. Poi si esce e si osservano con altro spirito le sinuose colline tra langhe e monferrato.A Sauze d’Oulx è difficile immaginare una vera e propria merenda sinoira, nella via principale, tra lo struscio dei villeggianti. Ma da Cicci, potrete chiedere un tagliere di formaggi, accuratamente selezionati tra locali e foranei, o uno di ottimi salumi. E, magari, come dolce, concedervi la sregolatezza di una tarte tatin.Alla vineria della Cantina Gagliardo a La Morra, infine, dimenticate i nostri consigli enoici e scegliete qualche etichetta di pregio. Poi acquistate uno dei cestini da pic nic, con stoviglie e vivande e, via, a far merenda tra le vigne.

Commenti
madama bavareisa (2010-01-07 04:06:36)
Interessante la vostra versione della nascita della "marenda sinòira", attribuita a un goloso burlone!
Sicuramente qualche volta è accaduto!
Buon lavoro!

Norma Carpignano

http://merendasinoira.wordpress.com
 
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